Cacciati dall'Eden di Claudio Cerrato

Anche se non molto preparato in materia ricordo che l’Eden sarebbe stato il paradiso terrestre, luogo da cui i nostri progenitori vennero cacciati per aver mangiato una mela. Castigo ben pesante, visto che da li in avanti per l’umanità fu tutto un susseguirsi di sofferenze. E di sofferenze, di solitudine, di paura ci parlano le opere che Cristina Saimandi espone in questa ampia rassegna nelle sale del Castello di Costigliole d’Asti.

La complessità del suo lavoro, le molte tecniche impiegate ne fanno un triste manifesto del mondo che ci circonda. I titoli dei temi da lei sviluppati ne sono la conferma: adolescenti, Didi, pena di morte, manicomio. Adolescenti da soli, in coppia, e gruppi, scarni, seminudi, coperti solo da magliette del colore del paesaggio, “ l’ambiente “, che li circonda: braccia inerti lungo i fianchi, senza forza, occhi spauriti e persi di creature che non comprendono quanto li sovrasta e dove li possa portare.

Didi è il personaggio più rilevante della produzione dell’artista. E’ una donna, solitamente una scultura (Cristina Saimandi nasce come scultrice) plasmata con materiale povero, carta pesta, bitume o creta. In piedi o supina è pronta a chiudersi a riccio, subisce, ha occhi vuoti persi, ma tracce di antica bellezza sono ancora evidenti.

La pena capitale: numerosi ritratti, risolti a macchia con colori forti che, sovente, fanno venire in mente dolorosi ematomi. Ognuno di questi personaggi potrebbe essere uno di noi e tutti sono giustiziati dalla giustizia.
Anche l’allestimento è mostra. Parte di essa, è avvolta dall’atmosfera semibuia di alcune sale del Castello che va ad aumentare la tensione e la drammaticità delle opere esposte. La ragazza con collare di ferro è inchiodata ad una parete crepata che da decine di anni non vede imbiancature; potrebbe essere una mummia dimenticata nel soffitto di una chiesa. Da un gancio della volta, anche questa piena di crepe, pende un’installazione: non è appesa, è pesantemente impiccata.

Polaroids incollate su piccole tele bianche ritraggono angoli di una casa di cura per malattie mentali (un manicomio), desolazione e solitudine sono i protagonisti. Su di esse vi sono interventi a matita, segni che non portano da alcuna parte.

E disegni, molti disegni appiccicati alle pareti o ben disposti in bacheche ( forte il contrasto) continuano il discorso, l’analisi dell’artista. I materiali usati sono fondi di caffè e altri colori strani.

Il mondo sta male, è seriamente ammalato, Cristina Saimandi lo “ visita “ attraverso le sue opere, lo ama ancora e vorrebbe aiutarlo.

Claudio Cerrato

02 luglio 2013

Per la mostra "Cacciati dall'Eden", Castello di Costigliole d'Asti

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